mercoledì 13 giugno 2012

Pitcairn: l’isola del Bounty


via Byline

I’m in hell, in hell!

Pitcairn è un minuscolo isolotto vulcanico che si trova al centro dell’oceano Pacifico. Situato 2.200 chilometri a est di Tahiti e 2.100 ad ovest dell’isola di Pasqua, si trova ad una distanza superiore a quella di qualsiasi altra isola dalle coste continentali, ed è praticamente irraggiungibile in quanto non esistono approdi né aeroporti. I suoi 67 abitanti sono gli attuali discendenti diretti di un minuscolo gruppo di celeberrimi fuggiaschi: gli ammutinati del Bounty.

Il Bounty

L’HMS Bounty era una fregata mercantile britannica che fu inviata a Tahiti per prelevare mille talee dell’albero del pane da trasportare nelle Indie Occidentali. La nave salpò dall’Inghilterra alla fine del 1787 e giunse alle propaggini estreme del Sudamerica con l’obiettivo di doppiare Capo Horn, cosa che non fu possibile a causa delle condizioni meteorologiche avverse. Dopo 31 giorni di tentativi, la fregata invertì la rotta, riattraversò l’Atlantico verso oriente, doppiò il Capo di Buona Speranza e navigò attraverso l’oceano Indiano giungendo finalmente al Pacifico. Il Bounty raggiunse la Polinesia navigando a est sulla rotta che passava a sud dell’Australia e della Nuova Zelanda: il viaggio attraverso i tre oceani si concluse dopo ben dieci mesi di navigazione. Tutti gli uomini eccetto uno arrivarono a destinazione sani e salvi. Giunti a Tahiti, i membri dell’equipaggio godettero di cinque mesi di riposo durante i quali ebbero modo di apprezzare i costumi sessuali particolarmente liberi delle donne polinesiane.

Al momento dell’imbarco per il viaggio di ritorno, tra la ciurma iniziò a serpeggiare un malcontento che si concretizzò, tre settimane dopo la partenza, nell’ammutinamento più celebre della storia. Gli ammutinati presero il comando della nave, guidati dal secondo ufficiale, Fletcher Christian. Il comandante e 18 membri dell’equipaggio a lui fedeli furono costretti a imbarcarsi su una scialuppa che fu abbandonata alla deriva nell’oceano. Incredibilmente il capitano riuscì a condurre la scialuppa (sovraffollata, scoperta e senza un’adeguata scorta di viveri) per 5.800 chilometri e sbarcò sull’isola di Timor dopo 41 giorni. Da qui riuscì a tornare in Inghilterra, dove fu processato dalla corte marziale per aver perso una nave ed infine giudicato innocente.

Nel frattempo gli ammutinati si diressero a Tahiti, dove però sarebbero stati troppo facili da rintracciare da parte della giustizia britannica. Cercarono per due volte rifugio sull’isola Tubuai nell’arcipelago delle Isole Australi, dove non furono accolti come speravano. Quindi tornarono a Tahiti, dove 16 ammutinati decisero di fermarsi, mentre gli altri, con a capo Fletcher Christian, partirono nuovamente a bordo del Bounty. Del gruppo che rimase a Tahiti, 2 morirono di malattia. Nel 1791 approdò a Tahiti la HMS Pandora, inviata dall’Inghilterra per la spedizione punitiva: i 14 sopravissuti furono prelevati per essere giudicati in madrepatria; 4 morirono durante il viaggio di ritorno. Dei 10 arrivati a Londra, tutti processati dalla corte marziale, 6 furono condannati a morte. Andò meglio agli ammutinati che seguirono fino in fondo Fletcher Christian.
Il gruppo era formato da Christian, 8 marinai inglesi ed alcuni tahitiani (6 uomini, 12 donne e una bambina) che si rifugiarono sull’isola disabitata di Pitcairn, scoperta da pochi anni e considerata sicura perché le mappe indicavano la sua posizione con un errore di 150 chilometri.

Molti anni più tardi si venne a sapere, nel mondo esterno, che su quell’isola sperduta sopravviveva un’improbabile comunità di anglo-polinesiani. Ancora oggi la piccola isola è uno dei più remoti possedimenti della corona britannica.
Negli anni successivi all’ammutinamento, all’eroico comandante della prima missione del Bounty fu affidato il comando della HMS Providence, con la quale tornò a Tahiti. Qui fece caricare gli alberi del pane e li trasportò a tempo record alle colonie inglesi dei Caraibi, dove però non attecchirono. I suoi viaggi successivi, invece, contribuirono a diffondere l’ananas del Brasile in Polinesia e la mela in Tasmania. Questi due frutti si adattarono bene al nuovo ambiente e sono tuttora coltivati. La sua sfavillante carriera nella marina reale inglese, iniziata sotto l’ala di James Cook, continuò con una serie di successi culminati con il raggiungimento del grado di vice-ammiraglio e con un encomio formale da parte di Horatio Nelson nel 1801 dopo la battaglia di Copenhagen.

Gli ammutinati sull’isola

Su Pitcairn, la nuova vita degli ammutinati iniziò con un gesto simbolico carico di signiicato: il Bounty venne dato alle fiamme in quella che ancora oggi si chiama Bounty Bay. La comunità diventò una sorta di micro-stato isolato e autonomo. Pitcairn ha una superficie di soli 4,6 chilometri quadrati e la fauna terrestre dell’epoca era limitata al ratto polinesiano, ma le risorse erano comunque abbondanti per una minuscola popolazione. C’erano cibo, acqua e terra in quantità per tutti i coloni e la vita dei primi abitanti dell’isola iniziò all’insegna della convivenza pacifica. Dopo un paio d’anni, tuttavia, cominciarono a verificarsi episodi di violenza dovuti a dispute sulla leadership e gli abitanti iniziarono a uccidersi a vicenda.

Dopo altri due anni di litigi e scontri violenti, tutti i polinesiani erano morti e restavano in vita solo quattro inglesi. Uno di loro iniziò a distillare una bevanda alcolica dalle radici di una pianta autoctona contribuendo ad aumentare la tensione tra i pochi uomini rimasti ed alimentando l’insofferenza delle donne. Lo stesso ideatore della bevanda poco tempo dopo si gettò in mare con una pietra al collo; un altro degli inglesi impazzì dopo la morte della moglie e fu ucciso; il penultimo morì di asma e alla fine un certo John Adams era l’unico maschio adulto rimasto in vita. Adams iniziò ad occuparsi delle 10 donne e dei 23 bambini, educandoli con i libri trovati a bordo del Bounty. L’unico insediamento dell’isola prese il nome di Adamstown.

La fine dell’isolamento

L’isola fu ‘riscoperta’ nel 1808, dopo 18 anni di completo isolamento, dalla nave americana Topaz. Negli anni seguenti la popolazione aumentò progressivamente e numerose navi inglesi gettarono l’ancora al largo di Pitcairn. Nel 1831, due anni dopo la morte di Adams, per la prima volta si ebbe il timore di una possibile sovrappopolazione e gli abitanti furono trasferiti a Tahiti, dove molti morirono di malattia. I 65 sopravvissuti fecero ritorno a Pitcairn. Nel 1856 i 194 abitanti furono trasferiti sull’Isola >Norfolk, ex colonia penale al largo dell’Australia, ma il richiamo dell’isola del Bounty era sempre forte e due anni dopo 16 isolani fecero ritorno a Pitcairn. Altre famiglie ritornarono nel 1864.
La popolazione di Pitcairn raggiunse un picco di 223 abitanti poco prima della seconda guerra mondiale, ma negli ultimi anni la preoccupazione degli abitanti è diventata lo spopolamento, perché i giovani isolani partono alla ricerca di migliori opportunità in Nuova Zelanda o in altri paesi dell’ex impero britannico. Nel 1956 gli abitanti dell’isola erano già scesi a 161, nel 1961 erano 126, nel 1966 96 e nel 1976 74. Negli anni Ottanta e Novanta la popolazione non ha mai superato i 50 abitanti.

Pitcairn oggi

Oggi il vero problema di Pitcairn è la carenza di opportunità di lavoro. L’inaccessibilità dell’isola, in un mondo altamente globalizzato e connesso, è un ulteriore ostacolo allo sviluppo, anche se va detto che i rari turisti che hanno la fortuna di approdare a Bounty Bay sono attirati proprio dalla lontananza, dal gusto per l’avventura e dall’incredibile storia dell’isola.
Dopo la riscoperta dell’insediamento, per anni le navi per la caccia alle foche e quelle da trasporto o turismo sulla rotta Panama-Nuova Zelanda hanno fatto regolarmente scalo a Pitcairn, ma i viaggi aerei hanno ridotto all’osso i contatti dell’isola con il resto del mondo. Oggi le imbarcazioni che fanno scalo a Pitcairn sono le rare navi da carico che hanno buoni motivi per fare una sosta o le occasionali navi da crociera che organizzano escursioni. Nonostante la decadenza, comunque, oggi l’isola è ancora relativamente prospera.

L’attuale Pitcairn è ricoperta da alberi da frutto e giardini, mentre è in corso il rinfoltimento della foresta originaria. Adamstown sorge sulla cima della collina chiamata, a ragione, Hill of Difficulty (Collina della Difficoltà), 120 metri a picco sul mare. La piazza del villaggio ospita gli edifici pubblici che fungono da tribunale, ufficio del magistrato, municipio, dispensario, biblioteca e ufficio postale. All’interno dell’unica chiesa è conservata in una teca di vetro la Bibbia del Bounty di Fletcher Christian. L’ancora del Bounty, portata in salvo da una squadra del National Geographic, è esposta davanti al tribunale; lungo la strada principale si può ammirare anche un cannone originale della nave. Sull’isola ci sono 6 chilometri di strade sterrate, percorribili a bordo di veicoli motorizzati a tre o quattro ruote chiamati ATV.

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L’economia locale si basa principalmente su pesca, agricoltura e allevamento di sussistenza. Il terreno particolarmente fertile garantisce abbondanza di cedri, angurie, banane, fagioli, caffè e piccoli tuberi. Le capre (ora presenti anche allo stato selvatico) e i polli garantiscono agli isolani l’autosufficienza alimentare. Gli unici prodotti di esportazione sono manufatti artigianali e francobolli per collezionisti. Di recente il governo britannico ha tagliato i sussidi per l’amministrazione di Pitcairn: elettricità e rifornimenti ora sono a carico dei locali, che hanno un reddito decisamente basso per i canoni europei. L’unico progetto degno di nota per migliorare la qualità della vita degli abitanti è quello per una pista di atterraggio che finalmente potrebbe avvicinare l’isola del Bounty al resto del mondo.

La popolazione

I cittadini portano tuttora i cognomi dei coloni britannici originari e parlano una lingua simile all’inglese del Settecento con influenze tahitiane; il lessico comprende elementi del gergo marinaresco britannico dell’Ottocento. Tutti i pitcairnesi sono avventisti del Settimo Giorno; il consumo di alcol è formalmente proibito, anche se non tutti rispettano il divieto. La terra è tuttora suddivisa per nuclei familiari, secondo un sistema ideato dal fondatore Fletcher Christian.
Molti degli isolani svolgono più di un impiego e molti di loro sono abili artigiani. Tra le loro attività ricreative preferite ci sono le nuotate nella laguna di St.Paul’s Pool e qualche breve, avventurosa escursione sulle isole disabitate di Henderson e Oeno a bordo delle tre lance da trasporto di Pitcairn, chiamate Tin, Tub e Moss.
Le uniche festività celebrate sull’isola sono la ricorrenza dell’affondamento del Bounty e i compleanni degli isolani. Nel 2003 la nascita della piccola Emily Rose ha dato origine alla nona generazione degli abitanti di Pitcairn.

Qui una foto degli abitanti di Pitcairn nel 2006.

Fonti:
Wikipedia
Government of the Pitcairn Islands
British Foreign and Commonwealth Office
The Eventful History of the Mutiny and Piratical Seizure of H.M.S. Bounty su Project Gutenberg

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